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WE’VE GOT THE POWER

WE’VE GOT THE POWER

WE'VE GOT THE POWER

In un'epoca in cui molte donne prendono le loro libertà politiche per scontate, farebbero invece bene a ricordare che per migliaia di anni il “gentil sesso” non ha goduto né di uguaglianza politica né tantomeno equestre. Una tacita legge sanciva che solo una donna maschile quanto una Valchiria, come l’eretica Giovanna d’Arco, avrebbe osato salire a cavallo. Semplicemente, era qualcosa che una "signora" non avrebbe fatto. Si consideri che all'inizio del XX secolo, non era considerato importante per una donna poter vincere, o anche solo partecipare, in sport competitivi e quindi la moda e gli ingombranti vestiti non erano stati pensati per concedere libero movimento, cosa che, chiaramente non avrebbe permesso loro di eccellere in nulla di fisico. Fortunatamente le cose stavano per cambiare. Nel 1913, uno dei più importanti socialite ed appassionata equestre femminili della storia, l’americana, Inez Milholland, ci ha liberato da questa oppressione (oltre a spianarci la strada verso il diritto di voto). Negli anni '20 infatti le donne che indossavano i pantaloni erano diventate una “tendenza” quasi accettabile. Ma il drammatico cambiamento sociale cominciò ad essere evidente solo all'inizio degli anni Trenta, quando, finalmente, alle donne è stata concessa l’opportunità dell’uguaglianza anche nell’andare a cavallo.

Abbandonata la raffinata ma alquanto scomoda monta “all’amazzone” (monta con le gambe da un lato) in favore di quella militare. La caduta della limitazione sopracitata è ben collegata all'aumento della libertà femminile. Ma cosa ha a che fare un movimento sociale con l’equitazione e l'industria della moda in generale?

Ebbene, le donne hanno cominciato ad avere l'indipendenza, perciò scegliere da sole, diventano così vere e proprie influencer, dichiarando le proprie idee e convinzioni attraverso i vestiti che indossavano così come che a parole. Hanno portato a cambiamenti sociali e politici, a permetterci di fare cose prima inimmaginabili (dallo sport all’aviazione etc). Questo è quanto sia importante e quanto sia potente quello che indossiamo. Ha un potere magico.

Inoltre il cavallo simboleggia la tradizione, il lusso e, in ultima, l'autorità. Rappresenta gli ideali costosi che condividono i cavalieri ed i consumatori del lusso. Ognuno di noi vuole sentirsi parte di questo gruppo elitario e lo stile equestre ci fa sentire molto più vicini a quella classe. L'equitazione, un tempo relegata al mero scopo militare, è diventata di interesse per i ricchi nel loro tempo libero Per molto tempo il cavallo ha simboleggiato ricchezza e potenza dei gruppi socialmente dominanti, ed era un punto centrale di differenziazione sociale. Per secoli è stato considerato l’animale di re e nobili.

L’immaginario legato allo stile equestre che esprime potenza, classe ed esclusività, appartenente a un mondo di nicchia riservato a pochi individui fortunati è stato sfruttato largamente dal mondo della moda. Pensate al marchio più lussuoso della terra. Hermès ha iniziato come piccolo laboratorio di imbracatura a Parigi, dedicato a servire i nobili europei e alla creazione di briglie di lusso. Gucci, fondata da Guccio Gucci a Firenze nel 1921 fabbricava bagagli per gli aristocratici, e come simbolo usa l’horsebit da sempre Entrambi i brand sono società che si sono distinte nell'industria della moda espandendo la loro immagine di lusso anche grazie a questa sottile connessione. Tuttora Hermes vende equipaggiamento da equitazione e Gucci ha reclutato Charlotte Casiraghi, show-jumper e quarta in linea al trono di Monaco, come un "volto " delle recenti advs. La facilità e il comfort degli abiti maschili, il taglio superlativo e la sartoria degli abiti da equitazione hanno ispirato Gabriel Chanel sin dall'inizio della sua carriera. La couturier era un’amazzone provetta che amava girare indossando le tipiche braghe da cavallo che usavano gli uomini. Il famoso pattern a rombi, si dice, sia stato ispirato dalle giacche trapuntate degli stallieri di un principe austriaco amico di Coco. Più recentemente, Polo Fashions, fondata da Ralph Lauren, ha optato proprio per il nome Polo perché voleva promuovere uno stile di vita ed uno sport che rappresenta un mondo di eleganza e stile. Per Tucci è accaduto qualcos'altro. Nel laboratorio calzaturiero di famiglia, il talento, la competenza ed il know-how trasmesso di padre in figlio è, per coincidenza, colliso con il mondo dei cavalli. Una richiesta di un cliente che ha voluto un paio di stivali da equitazione su misura. Ed è così che Franco Tucci ha iniziato a produrre stivali per poi creare il suo brand oramai conosciuto a livello mondiale come marchio nr 1 degli Stivali da cavallo: Belli come un paio di scarpe moda, funzionali come una calzatura tecnica, con una lavorazione del cuoio squisita, sagomati come un guanto, di indiscutibile comfort e manifattura, realizzati per durare una vita.

I cavalli sono per sempre stati simboli di potere nella storia e nella letteratura. L’equitazione rappresenta l’eleganza senza tempo di un’allure che attrae acquirenti desiderosi di seguire questo stile di vita. Molte brand del lusso continuano a vivere grazie a questo rapporto con il cavallo.

Tucci invece si è avvicinato al mondo equestre per sconvolgerlo con la creatività e con un occhio sempre aperto alle innovazioni e maggiori prestazioni. La moda nuova è quella di ottenere il meglio da entrambe le parti. Una triade perfetta: bellezza delle linee, perfezione nella produzione, innovazione nel materiale e nelle tecniche. Questo è ciò che il brand vuole comunicare: Tucci, e i grandi marchi della moda, tra storia e modernità collegati da un sottile fil rouge chiamato cavallo.

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